Siamo nati per correre. Il movimento è alla base della nostra vita. La corsa, il salto, il lancio, il nuoto, sono le prime indispensabili attività che l’uomo primitivo ha dovuto imparare a svolgere, se voleva sopravvivere nutrendosi, cacciando, fuggendo dai predatori.
Chi correva più lento, era meno agile, o aveva meno resistenza, era presto destinato a soccombere e aveva ben poche possibilità di sopravvivere.

Come dice il proverbio

“Ogni giorno nella savana una gazzella si sveglia e se non vuole essere divorata deve alzarsi e correre. Ogni giorno nella savana un leone si sveglia e se vuole mangiare deve alzarsi e correre”.

Nel contempo però l’uomo primitivo doveva anche disporre di n forte sistema immunitario, che lo difendesse dalle mille infezioni susseguenti a graffi, ferite, malattie, scarsa igiene.
Una vita, quindi, molto sportiva e non certo prima di emozioni, visto che settimanalmente questi ominidi si trovavano a percorrere centinaia di chilometri. Ogni tanto fa bene ricordare che da costoro (dai più forti e resistenti) siamo discesi noi. Le nostre risorse fisiche naturali sono quasi illimitate rispetto a quelle che effettivamente utilizziamo. La vita sedentaria e comoda dei giorni nostri ci porta sempre più lontano dalle nostre caratteristiche e dalle nostre potenzialità.

Pochi anni fa due brillanti scienziati, Bramble e Lieberman, hanno dimostrato fuor da ogni dubbio, con un impeccabile lavoro di anatomia comparata, come la specie umana si sia differenziata dagli altri primati antropomorfi proprio attraverso l’attitudine alla corsa.
L’articolo scientifico in questione è apparso su “Nature” dimostra in modo inequivocabile come alcune importanti modifiche anatomiche (tendini lunghi, perdita pelo, legamento cervicale), biochimiche ( fibre rosse per lo sforzo di resistenza) e fisiologiche (ghiandole sudoripare per lo smaltimento del calore) siano giustificate solo da un adattamento rivolto alla corsa di lnga durata, evidentemente rivolto a costruire una nicchia alimentare diversa da quella degli altri.

I due studiosi arrivarono così alla conclusione che la corsa, considerata oggi una forma di esercizio fisico e di divertimento, è in realtà alla base della formazione e dello sviluppo della genetica umana ed ha contribuito in modo preponderante allo sviluppo della struttura fisica dell’uomo.